Tra agricoltura e ambiente c'è un legame inscindibile

Tra agricoltura e ambiente c'è un legame inscindibile

Tra agricoltura e ambiente c'è un legame inscindibile

Maria Parenti Ambiente

Tra agricoltura e ambiente c'è un legame inscindibile

Maria Parenti Ambiente

Maria Parenti Ambiente

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L'agricoltura è un settore moderno, purtroppo ben lontano, paradossalmente, da quella che comunemente chiamiamo natura.

Da quando il fenomeno dell'urbanizzazione, avvenuto praticamente in tutti i paesi sviluppati, ha portato la maggior parte della popolazione a trasferirsi dalle campagne in città, si è diffusa nell'immaginario comune una visione bucolica del mondo agricolo. In realtà l'agricoltura è un settore moderno, soggetto alle regole della burocrazia e del mercato, purtroppo ben lontano, paradossalmente, da quella che comunemente chiamiamo natura.

La rivoluzione verde

Dagli anni '50 infatti, in seguito alla nascita della moderna zootecnia, definita dall'enciclopedia Treccani la scienza che si occupa della produzione, miglioramento e razionale sfruttamento degli animali domestici utili all'uomo e all'avvento della cosiddetta rivoluzione verde, la stessa che ha portato a un ampio uso di fertilizzanti chimici e di pesticidi, l'agricoltura ha iniziato a contrapporsi all'ambiente.

Il settore primario sembra essere responsabile di una larga fetta di emissioni dei gas serra, di un notevole spreco delle risorse naturali, della perdita di biodiversità. Secondo le stime delle Nazioni Unite, il 20% delle emissioni di gas serra è dovuto agli allevamenti intensivi, ritenuti responsabili anche dell'inquinamento delle falde acquifere; inoltre per la produzione di un kg di carne bovina sono necessari ben 10.000 litri d'acqua: un dato che fa riflettere, soprattutto se si tiene conto della grave siccità che in questo periodo sta colpendo diversi paesi nel mondo.

Le monocolture, come ad esempio quella da palma da olio, sono accusate di essere una delle principali cause di deforestazione nei paesi in via di sviluppo, con la conseguente perdita della biodiversità; secondo gli scienziati stiamo entrando nella sesta estinzione di massa, l'unica causata dall'attività di una sola specie.

Impiego di fertilizzanti chimici

L'eccessivo uso di fertilizzanti chimici ha inoltre portato all'impoverimento del suolo: ormai solo pochi centimetri di terreno possono essere considerati naturalmente fertili e questo dato è reso più drammatico dal fatto che in natura ci vogliono ben 1000 anni per la formazione di soli 5 centimetri di suolo.

È chiaro quindi che in diversi strati dell'opinione pubblica stia iniziando a farsi strada l'idea che nuovi modelli di agricoltura siano necessari: già da anni possiamo trovare sugli scaffali dei supermercati alimenti biologici o, come sarebbe meglio dire, organici, coltivati con un bassissimo, o quasi nullo, impiego di fertilizzanti e pesticidi chimici; purtroppo però, allo stato attuale delle cose, un cambiamento totale dall'agricoltura tradizionale a quella organica non può ancora essere attuato, in quanto la resa minore di questo tipo di coltivazione non riuscirebbe a sfamare la popolazione mondiale (teniamo però sempre in considerazione che quasi 1/3 del cibo prodotto viene sprecato).

Un nuovo concetto: la permacultura

Più recentemente è arrivato nel nostro Paese il concetto di permacultura, un'idea forse non di facilissima applicazione, ma estremamente interessante, dato che permetterebbe di conciliare le necessità umane a quelle ambientali. Difficilmente riassumibile in poche righe, la permacultura, basandosi su concetti come l'autosufficienza alimentare, il risparmio energetico e idrico, il rispetto della biodiversità e l'economia di sussistenza, potrebbe davvero rappresentare un nuovo modo per intendere e rispettare il territorio.

Orti urbani, gruppi di acquisto solidali, agricoltura sociale sono tutti segnali che indicano la volontà dei cittadini di accorciare la filiera alimentare, sia perché preoccupati dalle varie frodi alimentari, sia perché desiderosi di tornare ad avvicinarsi a un mondo che appare naturale e dal quale ci siamo allontanati eccessivamente, sia infine perché l'impatto ambientale della produzione alimentare rappresenta, come ormai è chiaro, una delle maggiori sfide a livello globale per il futuro.

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