Vivere libero o morire: ribellione e dissenso

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Merita Cami Benessere

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Merita Cami Benessere

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L'unico modo per affrontare un mondo non libero, è quello di diventare così liberi che la stessa esistenza sia un atto di ribellione, cit. Albert Camus.

Il dissenso è un fenomeno complesso. La necessità di ribellarsi contro le atrocità è profondamente radicata nell'esistenza umana. Anche se la maggior parte delle persone non si ribella quando viene ferita, l'impulso è presente, sconvolge le viscere con disgusto, pompa il cuore, ci spinge a sputare parole di maledizione dalla rabbia e gridare vendetta. Il problema è che in molti non sanno cosa fare con questa potente e talvolta schiacciante energia.

Affinché non diventiamo ciechi, dobbiamo ribellarsi in modo che gli altri possano esistere liberamente. Ciò richiede che il nostro dissenso si basi sulla libertà di tutti, anche di quelli con cui non siamo d'accordo. Una sorta di moralità della moralità - nasce da questo tipo di pensiero - scrive Joshua Greene nel suo libro, Morale Tribes. Ma, ecco la difficoltà: qualsiasi libertà che cerca di violare il principio di non aggressione, non deve essere tollerata. Come qualcuno ha detto, la tua libertà di oscillare il pugno finisce un pollice dal mio naso (cit. sconosciuto); in questi casi, l'autodifesa è fondamentale. A tal proposito anche Gandhi raccomandava:

Quando c'è solo una scelta tra codardia e violenza, vorrei raccomandare la violenza.

Un vero ribelle non usa la ribellione per il semplice motivo della ribellione oppure come una scusa per agire violentemente, no. Un vero ribelle cerca con passione un ambiente sano: dal punto di vista fisico, culturale e psicologico. Camus diceva:

La ribellione, anche se apparentemente negativa - poiché non crea nulla - è profondamente positiva in quanto rivela la parte dell'uomo che deve essere sempre difesa.

Quando la nostra ribellione è pro-vita, pro-libertà e basata sulla non violenza, è sana (eroica). Quando la nostra ribellione è contro la vita, nega la libertà e si basa sulla violenza, è malsana (tirannica). L'eroe è libero e usa quella libertà con tutta l'anima con l'intento di liberare gli altri. Il tiranno è anch'esso libero, ma usa quella libertà con l'intenzione di governare gli altri. La libertà coincide con l'eroismo; siamo eroi quando ci chiediamo liberi da cosa?, liberi per cosa?

Un ribelle è libero e non ha paura della libertà, non ha bisogno di essere appoggiato della società. Lui sa di non essere parte di una catena, ma di essere unico; non è una copia perfetta di qualche cultura, ma è originale. Lui riflette e arriva alle conclusioni su quello che è giusto o sbagliato secondo la sua coscienza e non perché ha seguito le tradizione, convenzione o disciplina. Un uomo libero non ha bisogno di un pastore per essere guidato, si guida dalla sua stessa consapevolezza.

La storia della nostra cultura della violenza è fruttuosa solo attraverso una vigorosa ribellione contro di essa. Ciò significa, una vigorosa ribellione contro l'oppressione, l'odio, la violenza e la schiavitù di tutti i tipi. Coloro che si dedicano a questa cultura della violenza non si dedicano a niente e, a loro volta, non sono niente. Coloro invece che si dedicano alla vita, alla libertà e alla salute, nonostante la cultura della violenza, si dedicano alla sopravvivenza e raccolgono i frutti nella progressiva evoluzione della propria specie.

Una specie che torna alla violenza contro di sé è malsana e alla fine si autodistrugge. Invece una specie determinata ad essere sana, utilizza sempre la violenza come ultima istanza di autodifesa e per la conservazione della stessa specie.

Mentre il tiranno si dichiara libero a discapito della libertà altrui, in quella situazione sorge l'eroe che nega la violenta oppressione del tiranno e afferma la libertà, attraverso la libertà di tutti.

Albert Camus, scrivendo Mi ribello, perciò esistiamo.
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