L'uso della luce e del colore può migliorare la salute

L'uso della luce e del colore può migliorare la salute

L'uso della luce e del colore può migliorare la salute

Merita Cami Salute

L'uso della luce e del colore può migliorare la salute

Merita Cami Salute

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Avete mai pensato che la luce ed i colori possono essere usati per migliorare la salute? In realtà è da migliaia di anni che vengono usati per scopi terapeutici.

Oggi la medicina sta reinventando quello che nel XIX° secolo sapevano già, ovvero che i colori hanno effetti precisi sulla salute e sul nostro organismo. Usare i colori in modo corretto significa che siamo in grado di comunicare con tutti gli organi del corpo. Se coloriamo i muri di una stanza tutti rossi e installiamo tende rosse ed abiti rossi, eliminiamo al 100% la luce blu, la responsabile delle infiammazioni.

L'illuminazione incandescente e quella alogena sono accettabili essendo più simili alla lunghezza d'onda infrarossa, mentre la luce a led, quella che emette la luce blu sarebbe da vietare, visto che la retina umana non è stata disegnata ad essere esposta a questa tipologia di luce.

Trattare la malattia con la luce

Fotobiologia è l'uso terapeutico della luce, mentre Elioterapia è l'uso terapeutico della luce solare. La lista dei medici che negli anni hanno usato la luce per curare varie malattie è lunga, come per esempio Dinshah Ghadiali, che l'ha usata per curare le malattie infiammatorie dell'intestino per circa 23 anni. Nel corso del XIX° secolo, il primo pioniere del cromoterapia è stato Niels Ryberg Finsen. Egli è riuscito a distinguere la fototerapia positiva da quella negativa usando una luce rossa particolare, ovvero togliendo dallo spettro i colori ultraviolet, viola e blu e quindi a trattare con essa i pazienti affetti dal vaiolo. Inoltre usando la lunghezza d'onde corte ha trattato con successo anche la tubercolosi, specialmente quello della pelle, impiegandolo su pazienti di tutto il mondo.

La fototerapia diventa la medicina d'avanguardia

Finsen ha trattato la tubercolosi circa 50 anni prima dell'arrivo dei medicinali farmacologici. La ragione del perché la luce distrugge questo organismo molto difficile è che la luce UV è germicida, ed è per questo consigliabile asciugare i vestiti fuori visto che la luce del sole uccide batteri, virus ed altri microbi. Il dott. Oscar Bernard, un chirurgo svizzero, usava l'elioterapia durante gli interventi, mettendo i suoi pazienti direttamente sotto la luce del sole per 10-15 minuti prima di chiudere la ferita. Questo sistema aiutava a migliorare il processo di guarigione. Altri medici negli anni successivi hanno fatto uso della luce per trattare la psoriasi ed il dolore associato con il reumatismo e la gotta.

Gli integratori di vitamina D non sostituiscono completamente l'esposizione al sole

In tanti oggi ricorrono a prendere la vitamina D tramite gli integratori ma è da ingenui credere che i benefici possono essere gli stessi dell'esposizione ai raggi UVB. Il nostro corpo è stato progettato a produrre la vitamina D in risposta alla luce solare e non presa per via orale, visto che l'obiettivo non è quello di aumentare questa vitamina ingerendo una pillola. Se si prende la vitamina D per bocca, questa segnala al corpo che c’è ne tanta UV intorno a noi e tutto questo può dare inizio a processi che non sono adeguati visto che la pelle non è attualmente esposta a questi raggi. Resta il fatto che nei casi in cui prendere sole sia impossibile, questa resta la migliore opzione.

Più consapevolezza

Dott. Alexander Wunsch, uno dei esperti leader in fotobiologia, ha studiato la terapia della luce per decenni ed ha capito l'influenza della luce meglio di qualsiasi altra persona. Wunsch cerca di dare esempi ed ispirazione alle persone nell'applicare l'elioterapia nella vita di ogni giorno. Pensate che è sufficiente uscire all'aria aperta e prendere un po' di sole sulla pelle del viso e quella di tutto il corpo, perché questo ha la stessa importanza come mangiare sano e fare attività fisica. Sfortunatamente, nessuno ne parla o insegna questo, ma in passato si; stiamo riscoprendo oggi quello che era conoscenza comune già 100 anni fa. La buona notizia è nel XXI° secolo possiamo accedere a metodi di comunicazione potenti, i quali ci permettono di condividere queste informazioni con milioni di persone. Facendo così possiamo creare le fondamenta della nuova conoscenza, una ricerca delle invenzioni terapeutiche in grado di aiutarci ad evitare interventi tossici e costosi.

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